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Edizione 2006

 
 
 
QUARANT'ANNI DOPO "IL BUONO, IL BRUTTO E IL CATTIVO"
TRA IL WESTERN CULT
DEL NORDAMERICANO MONTE HELLMAN
E QUELLO ARDITO DI "BROKEBACK MOUNTAIN"
DEL TAIWANESE ANG LEE

LA LEZIONE DI LEONE

Sarà l’omaggio ai quarant’anni de Il buono il brutto il cattivo, il terzo atto della cosiddetta “trilogia del dollaro”a scandire il XIV Premio Sergio Leone che ho l’onore di programmare artisticamente da cinque anni.
Giovedì 3 agosto Luciano Vincenzoni, soggettista e sceneggiatore del film insieme ad Age e a Furio Scarpelli, a raccontare agli spettatori di Torella dei Lombardi quest’opera storica nella breve ma intensa filmografia di Leone,che nasconde molti più intenti di quello che vorrebbe far credere. Come ha scritto il critico Enrico Magrelli :”la storia oscura dei tre protagonisti destinati a incontrarsi lungo le scorciatoie selvagge del west è risucchiata infatti dalla Storia devastante della guerra di secessione. La “grande guerra”che suggella la nascita della Nazione”.
Certo, visto con gli occhi dei tre predatori del tesoro nascosto il conflitto è incomprensibile: ”Mai visto morire tanta gente tanto male“ commenta Tuco (Ely Wallach, il brutto) ad un certo momento quando assiste ad una carneficina per il controllo del ponte di Legatone. Ma poi , in una sequenza ideologicamente significativa Tuco e “biondo” (Clint Eastwood) fanno saltare il ponte e salvano la vita di moltissimi uomini. E allora è facile andare con la memoria a altri due soldati, con la stesa vaga coscienza, coinvolti, malgrado loro, nella prima guerra mondiale dell’occidente, La grande guerra un film scritto anche quello, alla fine degli anni ‘50, da Luciano Vincenzoni, Age e Scarpelli per un preveggente Mario Monicelli.Un film interpretato da Alberto Sordi e Vittorio Gasman. Gli sceneggiatori che hanno lavorato con Leone ne Il buono il brutto il cattivo , tenendo in conto quella reminiscenza pacifista, sono stati evidentemente fondamentali “per alimentare il lessico comico, le gag, i rovesciamenti di senso e di commedia ,fra il duello e la battuta fulminante che – come dice Magrelli - “vale un colpo di pistola”.Un’atmosfera che però era molto più politica di tanti film dichiaratamente politici e che era il segreto del cinema di Leone , ricco di un’impegno sociale sincero anche se non dichiarato.
Un’opera come il buono, il brutto, il cattivo (a proposito quest’ultimo,tutti lo ricordano, era Lee Van Cleef) riproposta dopo quattro decenni e raccontata con raffinatezza e fotografie di scena inedite da Angela Prudenzi e Sergio Toffetti anche in uno dei quaderni editi dalla Scuola Nazionale di Cinema, ci fornisce l’opportunità di parlare (la sera precedente la proiezione del capolavoro visionario di Leone ), del concetto di cinema che Sergio aveva.
La possibilità ci è regalata da un video realizzato nel 1985 durante un incontro del regista con gli allievi di questa benemerita scuola che allora si chiamava Centro sperimentale di cinematografia.
Fra gli altri ci avevano studiato anche scrittori come il colombiano Gabriel Garcia Marquez o intellettuali come il cubano Gutierrez Alea (regista di opere come Fragole e cioccolato e Guantanamera )che quell’esperienza in Italia con maestri come Cesare Zavattini hanno portato in giro per il mondo e nel caso di Gabo l’hanno innestata anche nella propria letteratura, il famoso “realismo magico”.

L’omaggio a Tonino Delli Colli
Mercoledì 2 agosto la lezione magistrale di Leone sarà seguita dall’omaggio a Tonino Delli Colli , maestro di fotografia che l’anno scorso,nove giorni prima di andarsene da questo mondo, era venuto a Torella a raccontarci con gli sceneggiatori De Bernardi e Ferrini, da quale segreto artigianale usato con ironia nascesse la luce e il fascino inconfondibile dei film del suo amico Sergio .Quella serata sentimentale e sarcastica l’abbiamo registrata e la riproporremo in parte. A commentarla avremo l’onore di avere con noi Stefano,figlio di Delli Colli,il suo complice di sempre,Pietro De Bernardi e Felice Laudario,direttore della casa del cinema sorta a Roma ,a villa Borghese, e forse l’operatore culturale più attivo e moderno per quanto riguarda l’universo degli audio visivi.
Laudario ci ha gratificato della sua presenza come presidente di giuria del figlio prediletto del Premio Sergio Leone, la rassegna “Dieci film in cerca di pubblico”, espressione della generosità di Giovanni Robbiano,un intellettuale e docente dell’arte di raccontare per immagini che ogni anno si incarica di tirar fuori dall’anonimato un pugno di opere di autori italiani prodotte in quella stagione e mai distribuite . Alcuni di questi sono sicuramente più degni di tanto cinema ubriaco di effetti speciali che arriva dal mercato nordamericano, ma la logica del commercio ormai è di premiare non le opere più suggestive ma quelle più ossessivamente pubblicizzate.Non a caso ora spesso budget per la promozione di un film di cassetta è quasi pari alla spesa della sua realizzazione.
Sergio Leone che commise l’azzardo di riscrivere e reinventare un genere come il western e sentì il bisogno di produrre film arditi come Il giocattolo di Giuliano Montaldo (con Nino Manfredi e Vittorio Mezzogiorno) o di lanciare talenti come Verdone, avrebbe amato molto questa attenzione per il nuovo cinema nazionale che ci permette attualmente di affermare provocatoriamente che a Torella ha luogo l’unico Festival del cinema italiano del nostro tempo.

Un film denuncia di Angelo Rizzo
Quest’anno le opere in concorso a Cinema a mezzogiorno” sono nove perché, fuori concorso, non abbiamo voluto rinunciare a un film di denuncia arrivato però oltre il tempo massimo e che quindi sarà proiettato a conclusione della rassegna, martedì 1 agosto.
E’ il nuovo lavoro del catanese Angelo Rizzo,attivo da tempo, arrivato alla notorietà nel ’97 Fireway una strada lunga un sogno e ora approdato al grande cinema di azione ma anche d’impegno civile. Il film s’intitola Quando la verità si sveglia…(Contradiction).
E’ una storia scabrosa, sul terrorismo messo in atto negli anni dagli Stati Uniti contro Cuba e quasi sempre eluso dai giornali,dalle radio e dalle tv malgrado abbia già causato più di 3.500 morti e diecimila feriti. E’ basato sulla storia di Fabio Di Celmo,un giovane imprenditore italiano morto nel ’97 a causa di una carica di esplosivo collocata nella hall dell’hotel Copacabana de l’Avana da un terrorista salvadoregno ingaggiato per settemila dollari dalla Fondazione cubana americana di Miami attraverso Luis Posada Carrilles, un Bin Laden latinoamericano attivo in tutte le “guerre sporche” messe in atto nel continente con l’appoggio della Cia e sempre ignorato dalla giustizia degli Stati Uniti .Angelo Rizzo sta ora scegliendo in quale Festival far cominciare il viaggio della sua opera.
Quella di Torella dei Lombardi sarà un’anteprima fuori da ogni ufficialità. D’altronde il nostro piccolo Festival nella patria dei Leone e dei De Laurentiis sopravvive per la sua informalità e,permettetemelo, anche per la sua originalità.

Hellman,un cult del vecchio cinema alternativo d’oltre oceano
Venerdì 4 agosto si riuniranno sul palcoscenico montato alle spalle del castello di Candriano,per ribadire l’attualità del genere western , Monte Hellman, regista cult nordamericano lanciato nel ’71 da Two lane blacktop, Gianni Bozzacchi,fotografo personale di Elizabeth Taylor e Grace Kelly, e Fabio Testi,uno dei belli del cinema italiano che ancora si esportava. Cosa hanno in comune queste tre persone ? insieme nel ’78 realizzarono un western girato in Spagna sull’onda delle intuizioni di Sergio Leone. Il film intitolato Amore,piombo e furore(in inglese China 9 Liberty 37) fu interpretato da Testi, prodotto da Bozzacchi e diretto da Monte Hellman che ebbe come seneggiatore Ennio de Concini,(oscar per Divorzio all’italiana),direttore di fotografia Giuseppe Rotunno (più volte candidato all’oscar) e per un breve cameo Sam Peckinpah,uno dei maestri del western nordamericano e in generale del cinema alternativo d’oltre oceano.
Il paese di Sergio Leone può realizzare questi miracoli. Non a caso termineremo le serate della XIV edizione del premio dedicato a Sergio con un dibattito riguardare due modi di far sopravvivere un genere:la commedia Bandidas con Penelope Cruz e Salma Ayek a la storia d’amore omosessuale fra Jack e Enni, i due cowboy di I segreti di Brokeback Mountain di Ang Lee.
Non dovrebbe avere certezza di risorse un festival così ugualmente attento all’impegno e al gusto popolare?

 
Gianni Minà
Direttore Artistico
 
 
Programma XIV Edizione - file PDF (Kb 23)